La giusta distanza

La giusta distanza è un’indagine a diversi livelli sull’empatia, sulla relazione tra fotografo e soggetto fotografato e sul significato psicologico della maschera (reale o invisibile), e infine sulla rivelazione di nuovi aspetti di se stessi.

Come in una performance, esploro e ricopro con argilla, olii essenziali e acqua, ogni centimetro del volto di amici, fino a quando la materia prende forma in una texture. Mi avvicino molto ad ognuno di loro, invado il loro spazio, faccio diverse domande: dalla percezione della materia sulla pelle a cosa significhi indossare una maschera. Dopo pochi minuti, come un’impronta digitale, la maschera si rivela attraverso macchie e fessure, lasciando emergere una nuova identità. Le variabili che emergono quando l’argilla comincia ad asciugarsi sembrano differenti per ogni persona, quasi rimandassero a tratti della loro personalità o del loro mondo interiore.

“Indossare la maschera con il calco del proprio volto è come incontrare il duplicato di se stessi. Puoi finalmente guardarti dal di fuori tridimensionalmente e incontrarti, osservarti, stupirti, innamorarti o disgustarti. Mentre fai il calco del tuo volto indossi già una maschera. Coprendo il volto l’interiorizzazione è automatica. I sensi si rivolgono verso l’interno e inizia il dialogo. La pelle non respira, gli occhi sono chiusi. Quando la maschera si secca e la levi, torna la luce, torna il contatto con l’esterno. Ma solo quando sei stato intimo con te stesso puoi indossare una maschera altra, dipinta, e fare finta, giocare, indossare un altro essere incarnandone le energie, altrimenti rischi di non accorgerti di avere una maschera e di identificarti con una proiezione della mente.”

Sarah

La giusta distanza

Photobook